Emergenza idrica a Bollate e progetto di salvaguardia del bacino del Seveso

acqua.jpgCome sempre, da cittadini interessati e che vogliono informarsi per poter esprimere la proprie opinioni, abbiamo letto gli articoli di cronaca locale delle ultime settimane e vogliamo continuare a condividere le nostre considerazioni e perplessità, anche tramite la carta stampata, e che già da qualche mese potete ritrovare qui, nei post precedenti.

Bollate, come gli altri comuni della nostra zona, sta subendo grossi problemi in merito alla gestione della propria falda acquifera che ormai, innalzandosi sempre più rapidamente, sta interessando i primi livelli sotterranei di numerosi stabili. Cantine, box, taverne e magazzini sono già stati invasi dall’acqua e la situazione sembra progressivamente destinata a peggiorare.

I bollatesi conoscono bene questo problema e cosa significhi ritrovarsi con l’acqua in casa, dovendo armarsi, oltre che di stivaloni, anche di tanta pazienza per cercare di contenerla e ridurne gli effetti nefasti. Basti pensare alle alluvioni del passato, ben testimoniate dalle note fotografie dell’archivio storico locale, e anche esposte a lato dell’ingresso della sede del Comune in Piazza Aldo Moro, o alle più recenti alluvioni dei corsi d’acqua locali, verificatesi proprio un anno fa, per aver una riprova immediata.

Contemporaneamente a ciò,  sta avanzando il progetto di costruzione delle  vasche di laminazione del Seveso nel territorio del Comune di Senago. Si tratta, in sostanza, di scavare dei grossi buchi , lungo la via De Gasperi (a metà tra l’ Iper Dì e i primi capannoni artigianali senaghesi), che per larghezza e profondità, giusto per farne capire le dimensioni, potrebbero contenere 25 edifici uguali a quello grigio che ospita la sopracitata sede del Comune di Bollate. Enormi buchi che saranno realizzati, oltretutto, in pieno Parco delle Groane , sottraendogli territorio naturale, e che, attraverso il canale scolmatore, riceveranno le acque del Seveso nei periodi delle sue piene. Acque che non sono pulite come quella dei nostri fontanili e delle nostre risorgive che hanno rifornito le recenti “vie d’acqua di Expo” . E la cosa più importante è che, seppur impermeabilizzati, questi buchi saranno realizzati proprio sopra la falda acquifera bollatese non migliorandone di certo le condizioni.

Concordiamo infatti con chi ha affermato che “…è evidente a chiunque che vasche grandi come decine di campi di calcio non possono non avere infiltrazioni nel sottosuolo, per cui si rischia di immettere altra acqua nella falda proprio un chilometro a nord dell’abitato di Bollate andando a peggiorare [la]situazione…” (Piero Uboldi, pag. 31 de “il Notiziario” di venerdì 6 novembre 2015)

Del resto il livello di inquinamento delle  acque del Seveso non può – nemmeno implicitamente –  essere equiparato a quello dell’acqua “inquinata” della falda acquifera bollatese.

Dalle cronache giornalistiche più recenti poi, apprendiamo con piacere che l’amministrazione comunale bollatese ha finalmente preso in carico il problema dell’innalzamento della sua falda, facendosi capofila di una riunione che ha coinvolto i comuni del circondario e gli enti territoriali preposti. Rileviamo però che definire il problema come “epocale” sia un po’ riduttivo, dato che già il nome “Bollate” rimanda all’origine dei nostri luoghi come interessata da sempre dai fenomeni collegati al problema dell’emergere dell’acqua dal sottosuolo ( “Bollate- Un territorio e la sua storia” , a cura dell’ Amministrazione comunale di Bollate, 1985)

A testimoniare ulteriormente la consistenza del problema esistono anche appositi studi geologici che accompagnano il P.G.T. (Piano di Governo del Territorio) bollatese vigente, dai quali emerge che la nostra città è soggetta al “grado di vulnerabilità” più elevato per la metà del suo territorio, e che questo coincide in larga parte con il tessuto urbano consolidato che si estende dal parco Martin Luther King  alle frazioni .di Cassina Nuova e Cascina del Sole.

Sempre intorno al problema di come si potrebbe gestire l’innalzamento della falda, sul dove far defluire l’acqua di falda pompata dal sottosuolo, osserviamo il rimando alla condizione della rete fognaria locale, quando si afferma che “… perché ha una capienza limitata…” (cit. Francesco Vassallo, pag. 35 de “Il Notiziario” di Venerdì 13 Novembre 2015) e , quindi, non sarebbe in grado di riceverne le acque. Ci chiediamo se, per affermarlo, la si conosca finalmente bene, dato che solo fino ad un paio di anni fatti si ignorava l’esistenza di un tratto di fognatura proprio sotto il nuovissimo e contestatissimo Urban centre cittadino .  Non fosse così, o non lo si potesse confermare con certezza , ci chiediamo se con gli studi geologici ipotizzati in prima istanza per fronteggiare il problema della falda (e ai quali i cittadini dovranno poi rivolgersi) verranno ri-considerate dettagliatamente anche  le analisi relative alla nostra rete fognaria per conoscerla adeguatamente nella sua effettiva ramificazione e , più precisamente, a quanto ammonti la sua effettiva capienza ad oggi, rispetto al costruito attuale.

A tal proposito segnaliamo, tra i vari,  un importante studio che ha avuto  applicazione nel Comune di Padova. Il progetto “Rete fognaria smart”, sviluppato da AcegasApsAmga, tramite il quale potrebbe essere possibile avere “piena conoscenza della rete fognaria cittadina, in termini di esatta collocazione delle condotte e di caratteristiche tecniche di queste (portata, inclinazione, punti di interconnessione, ecc…)”

Non si sottovaluti e non si bypassi troppo velocemente questo ulteriore aspetto del problema iniziale perché, purtroppo, ormai è a tutti noto quanto le sempre più ricorrenti “bombe d’acqua” piovana e i conseguenti allagamenti superficiali stiano diventando sempre più pressanti. L’esatta conoscenza della rete fognaria, unita ad un’eventuale rivisitazione attuale delle scelte urbanistiche di trasformazione dei suoli da naturali e/o agricoli in edificabili, oltre che ad una più corretta “manutenzione” dell’esistente, potrebbero  diventare fattori strategici per controllare sia l’acqua di falda che proviene dal sottosuolo, sia quella che proviene dal cielo.

Ovvio che non vogliamo equiparare le possibilità del comune patavino con quelle della sola Bollate ma,  dato che il fenomeno interessa numerosi comuni della nostra zona,  pensiamo che un tipo di studio analogo possa essere supportato dall’impegno condiviso dei comuni interessati, almeno di  quelli presenti alla riunione citata dalle cronache giornalistiche.

Lo stato attuale dei fatti correlati al problema della falda e della rete fognaria ci suggerisce un’ ulteriore riflessione. Se la parte di città costruita sembra dover convivere con “un grosso problema”  di difficile soluzione, cosa succederà alle parti di città interessate da processi di trasformazione edilizia in atto e futuri? A chi si rivolgeranno i tecnici , gli operatori e i privati interessati nell’eventualità di ritrovarsi il problema dell’acqua in casa? Vogliamo ben sperare che gli strumenti in possesso da parte dell’amministrazione siano adeguatamente aggiornati, onde fronteggiare non solo eventuali problemi di chi la casa ce l’ha già , ma anche di chi vorrebbe investire sulle trasformazioni edilizie che si stanno prospettando nel nostro territorio.

Ritornando al problema delle vasche di laminazione sopracitate, vorremmo, in conclusione, condividere un’ultima riflessione. Il progetto, all’oggi, è già stato modificato più volte e ha comportato una successiva riduzione della profondità delle vasche stesse, ma la continua evoluzione della situazione necessita a nostro avviso di un’ ulteriore e ponderata valutazione tecnica e politica. Infatti, se da un lato vediamo il rischio di causare un disastro ecologico-ambientale con la realizzazione delle vasche dentro la falda, dall’altro, in alternativa, l’interruzione della realizzazione del progetto all’insorgere di eventuali problemi non adeguatamente controllati potrebbe causare sperpero di denaro pubblico.

A fronte di questa situazione in continua evoluzione, sollecitiamo quindi  un’ulteriore analisi da parte di tutti gli enti preposti e un maggiore coinvolgimento degli enti locali, così che si possano dare risposte chiare e compatibili con la realtà del territorio . In particolar modo invitiamo l’Amministrazione bollatese di centrosinistra, ma anche tutte le forze politiche della città, ad impegnarsi per un confronto pubblico con i cittadini e con le Istituzioni preposte al fine di trovare quelle soluzioni che ci possano permetter di scongiurare l’ennesimo incontrovertibile disastro ambientale.

 

Cittadini Bollatesi Solidali

 

 

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