FIRMATO IL PATTO PER LA SALVAGUARDIA DEL SEVESO.

A seguito del convegno tenutosi a Bresso ,il 18 febbraio scorso, segnaliamo quanto segue:

 

Il convegno “Patto per il Seveso: tra emergenza e rispetto per l’ambiente”, tenutosi in Sala Consiglio sabato 18 febbraio ,è stato caratterizzato da un articolato e proficuo confronto tra Sindaci e Amministratori delle tre province coinvolte, le Associazioni Ambientaliste, i Presidenti e i direttori delle autorità delle acque e il Parco nord Milano. 

Durante le due tavole rotonde, focalizzate rispettivamente sul tema dell’ emergenza e sul rispetto per l’ambiente,si è parlato di risanamento ambientale , di sicurezza idraulica del fiume, di nuove proposte di invarianza idraulica, che determinino un cambio culturale che sappia riconoscere il valore dell’acqua come risorsa e non consideri le vasche di laminazione la soluzione al problema del Seveso.

Al termine del convegno i Sindaci dei comuni attraversati dal Seveso hanno firmato il “Patto per la salvaguardia del Seveso”, un passo virtuoso e un rinnovato impegno per la tutela del territorio.

Tutta la documentazione è disponibile qui

“Patto per il Seveso: tra emergenza e rispetto per l’ambiente “

In merito alle problematiche connesse alle vasche di laminazione del Seveso, segnaliamo questo evento che si terrà sabato 18 febbraio 2017 ,alle ore 9.30, presso la sala del Consiglio Comunale di Bresso in via Roma 25. 

“Tour dei veleni”, questa mattina, da Senago a Cassina Nuova …

“Tour dei veleni” del circolo bollatese di Legambiente e di alcuni cittadini 


<< Il circolo cittadino di Legambiente e alcuni cittadini hanno sfidato la forte pioggia caduta nella mattinata di sabato 4 febbraio per ribadire, nuovamente, il loro no alla costruzione della nuova area destinata ai rottamai al confine tra Bollate e Senago e a quella delle vasche di laminazione del fiume Seveso e per chiedere un maggiore controllo sulle emissioni acustiche e olfattive prodotte dalla Bitumati 2000 di via Pace.

Quattro i luoghi toccati dalla protesta, accompagnata dalle bandiere di Legambiente e da uno striscione. I manifestanti hanno iniziato il cosiddetto “tour dei veleni” ritrovandosi al municipio di Senago. Qui, dopo aver srotolato uno striscione, hanno ribadito il loro supporto dato ai senaghesi negli scorsi anni per tentare di impedire la costruzione delle vasche di laminazione del Seveso chiedendo, viceversa, un aiuto per fermare l’iter che porterà all’edificazione dell’area che ospiterà tre rottamai in via Pace. “Il Comune di Bollate, rinunciando al ricorso redatto in precedenza, sposterà nel nuovo sito due rottamai già attivi in un altro punto della città e permetterà a una nuova azienda di insediarsi e di trattare anche dei rifiuti classificati come pericolosi. È un grave pericolo per la salute dei cittadini, che verrà minata anche a causa del maggiore traffico dovuto al passaggio dei camion, e che non vale di certo la costruzione di una nuova rotonda e l’asfaltatura di un tratto di via Kennedy” hanno sottolineato i manifestanti. La protesta ha poi toccato il cantiere delle vasche di laminazione, l’area di via Pace che ospiterà i tre rottamai e si è concluso, infine, davanti al sito della Bitumati 2000. 

Ulteriori novità sulla questione che riguarda le contestate emissioni acustiche e olfattive prodotte dall’azienda situata alle porte di Cassina Nuova potrebbero giungere nella serata di venerdì 10 febbraio. Alle 20.30 del prossimo venerdì infatti, al centro civico di via San Bernardo, si terrà l’incontro organizzato dall’amministrazione comunale per discutere delle problematiche di Cassina Nuova. All’assemblea pubblica prenderà parte anche il sindaco Francesco Vassallo. (Stefano Dattesi) >>

Fonte http://www.rhonews.com/news/cronaca/900839/_tour_dei_veleni_per_cittadini_e_legambiente#.WJXIs5tizhh.facebook

Assemblea pubblica di Legambiente-circolo di Bollate e i promotori della raccolta firme.  

Segnaliamo questo importante evento , organizzato per venerdì 13.01.17 alle ore 21.00 , presso il salone parrocchiale di Cassina Nuova a Bollate 
Fonte: https://www.facebook.com/legambientebollate/posts/1687063031319591:0

Qui di seguito alcuni strumenti e spunti di riflessione utili per partecipare attivamente all’incontro

http://www.inusalerno2013.it/inu/attachments/article/76/16%20Del%20Caz_Teodosio_Tema%201.pdf

http://www.urbanisticainformazioni.it/IMG/pdf/ud004_tema_1.pdf

http://www.inu.it/wp-content/uploads/Campos_Rigenerazione_vs_espansione.pdf

http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/Libro_protCivile_buonepratiche_0000001113.pdf

Condividiamo dalla pagina facebook ” Legambiente – circolo di Bollate ” 

Vasche di laminazione del Seveso a Senago Presidio di LEGAMBIENTE -circolo di Bollate 

Domenica 30.10.2016 Ore 11.00

Alla rotonda di via A. De Gasperi a Senago, tra l’iperDi di viale Lombardia e i primi capannoni artigianali senaghesi.


 Come avrete letto dalle cronache giornalistiche ( http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/senago-vasca-esondazioni-legambiente-1.2635624 ) senza che ne sia stato dato risalto negli ultimi giorni, ieri mattina, 28 ottobre 2016, sono iniziati i lavori delle vasche di laminazione del Seveso a Senago.

Un progetto calato dall’alto e condiviso da Ministero, Regione Lombardia, e Comune di Milano.

Un progetto molto invasivo fin dal principio, sul quale in tanti hanno espresso forti perplessità, dato che all’inizio prevedeva una profondità delle vasche maggiore rispetto a quella attuale e che non considerava altre ipotesi se non quella di scavare questi enormi invasi nel suolo agricolo e naturale del parco delle Groane, di fatto quindi, consumandolo.

In questi mesi tanti senaghesi e purtroppo pochi, pochissimi bollatesi, hanno cercato di tenere alta l’attenzione verso questo tema ed opporsi ad una soluzione così drastica, avanzando alternative che sono state dapprima osteggiate, ma poi prese anche in considerazione.

È stato ampliato il primo tratto del canale scolmatore, ma soprattutto è stato pulito il letto del Seveso a Milano e questo ne ha indiscutibilmente facilitato il fluire delle acque nel suo tracciato originario, tant’è che dal luglio 2014 non si sono più verificate altre esondazioni ed altri allagamenti. Al tempo stesso si sono rilevati tantissimi scarichi non a norma ( si leggano i post nel blog dei Cittadini Bollatesi Solidali ) i quali contribuiscono a rendere le acque del Seveso sicuramente non pulite.

Ricordando che lo scolmatore serve a far defluire le acque del Seveso verso il Ticino, e che le vasche di laminazione servono per contenerle nei periodi di piena, rilasciandole poi gradualmente, la criticità che resta ancora (e non è di poco peso) è che sotto la vasca di Senago c’è la falda acquifera di Bollate . 

A conti fatti, nessuno può assicurare con certezza che nel mentre verranno eseguiti i lavori, ma soprattutto poi, nel tempo, non vi saranno contatti tra le acque del Seveso e quelle della falda. 

Per questo motivo, come circolo locale di Legambiente, riteniamo di dover sottolineare la nostra presenza per un momento di presidio atto a rivendicare l’assoluta esigenza che le istituzioni pongano ora la massima attenzione ai lavori che verranno svolti.

Adesso occorre che siano le Amministrazioni Comunali interessate (soprattutto quelle che hanno “latitato” in questo lungo periodo nonostante le promesse pre elettorali) ad assumere un importante ruolo di controllo, attento e vigile, sui lavori e che si preoccupino del poi. Sarà indispensabile infatti garantire fin da ora le risorse finanziarie per una corretta manutenzione futura, perché ormai è risaputo che la falda acquifera bollatese si sta alzando sempre di più, dato che sempre più spesso i bollatesi si ritrovano cantine e box allagati. Occorre altresì che le Amministrazioni Comunali monitorino, informino costantemente e coinvolgano i propri cittadini, rendendoli così davvero partecipi di questo importante tema, che riguarda l’ambiente, ma anche la salute delle persone.


Ci troviamo quindi domenica mattina alle 11.00 davanti alla rotonda di via De Gasperi, tra l’ iperDÌ, in affaccio su viale Lombardia, e i primi capannoni artigianali di Senago. 

Contiamo sulla vostra presenza.


Legambiente – circolo di Bollate

https://www.facebook.com/legambientebollate/

“Seveso, partono i cantieri a Senago. Un anno e mezzo per la prima vasca”

Avendo seguito costantemente la vicenda e  avendone sottolineato. nel mentre, le criticità che emergevano nei vari incontri a cui abbiamo partecipato in questi anni, vi segnaliamo la lettura di questo articolo de ” il Giorno” 

“Lavori al via oggi. Opera da 30 milioni finanziata da Comune e Regione

Milano, 28 ottobre 2016 – Il cronoprogramma inizialmente comunicato non è stato rispettato. I lavori sarebbero dovuti partire nel giugno del 2015, come annunciato dall’allora capo struttura di Palazzo Chigi Erasmo D’Angelis. Tra ritardi e problemi tecnici da risolvere (possibili interferenze tra i lavori e la rete fognaria di Cap Holding), la data è slittata mese dopo mese. Ora ci siamo: stamattina partiranno a Senago i cantieri per la prima vasca anti-piene del Seveso. Un bacino che costerà 30 milioni di euro, di cui 20 investiti dal Comune di Milano e 10 da Regione Lombardia. Un giorno importante soprattutto da un punto di vista simbolico, visto che si attendeva da decenni un intervento del genere per cancellare una volta per tutte il problema delle esondazioni del torrente che viene giù dal Monte Sasso.

Un problema che riguarda in particolare i residenti delle zone Niguarda e Isola, che nel 2014 hanno vissuto il loro annus horribilis: nove straripamenti in pochi mesi. Da allora, la situazione è già migliorata, grazie al potenziamento del Canale scolmatore Nord-ovest e alla tempestività degli interventi dei tecnici Mm in fase di pre-allarme. Serve però un piano articolato di opere per creare un ombrello protettivo a nord di Milano in grado di eliminare definitivamente il rischio alluvioni e mettere in sicurezza le aree storicamente più bersagliate dalla furia del fiume maledetto. E l’invaso di laminazione di Senago – quindici mesi di lavori affidati alla ditta Artifoni – rappresenta solo il primo tassello del puzzle messo insieme dai tecnici dell’Aipo, l’Agenzia interregionale per il bacino del Po incaricata della direzione lavori da Comune e Regione. Gli altri pezzi verranno assacque pubbliche di Roma, ma a inizio luglio il collegio presieduto dal giudice Antonio Segreto ha ritenuto corrette le procedure portate avanti dall’Aipo. Si può finalmente partire con i cantieri tanto attesi.”

Una bella, quanto attesa, notizia …

Come cittadini bollatesi solidali siamo lieti di annunciarvi che a Bollate è tornata ufficialmente LEGAMBIENTEL’ inaugurazione del circolo di Bollate è prevista per domenica prossima, 23 ottobre 2016, dalle ore 10.00 alle 12..00, presso l’azienda agricola del f.lli Rossi, in via dei dossi 14 a Bollate.Sarà una mattinata di festa, durante la quale sarà possibile iscriversi al circolo.

“People4Soil”, aderire è semplice ed immediato. Fatelo 

Peolpe4Soil
“DIVENTA VOLONTARIO IN DIFESA DEL SUOLO

Sei un blogger professionista, un esperto di social media o semplicemente un assiduo utilizzatore della rete? La natura ha bisogno del tuo aiuto: diventa un Ambasciatore di People 4 Soil!

Pochi sanno che il suolo è la risorsa più importante d’Europa, in quanto è strettamente connesso al benessere umano e alla sostenibilità ambientale. Senza proteggere il suolo sarà impossibile sfamare la popolazione mondiale, fermare la perdita di biodiversità, passare ad un’agricoltura senza sostanze tossiche, mitigare il riscaldamento globale e adattarsi ai cambiamenti climatici!

Questo è il motivo per cui a Settembre 2016 una rete di più di 300 organizzazioni lancerà una Iniziativa dei Cittadini Europei per introdurre una specifica legislazione a tutela del suolo in Europa. Una ICE non è una normale petizione: è lo strumento ufficiale per invitare la Commissione Europea a proporre nuovi atti legislativi. Un’iniziativa deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, e inoltre è richiesto un numero minimo di firme in almeno 7 Stati Membri. Questo difficile obiettivo deve essere raggiunto in 12 mesi, per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Se sei editor di un sito web, se sei attivo sui social network (Facebook, Twitter, Instagram…) e hai molti amici che possono ascoltare i tuoi messaggi in difesa della natura, registrati come “Ambasciatore di People 4 Soil” e compila il questionario che trovi qui sotto! Riceverai il nostro kit del web attivista, e durante la campagna ti invieremo specifici contenuti, articoli inediti e social media post pronti per essere condivisi sul tuo sito, blog o social network.
Aiutaci a dare un diritto al suolo, unisciti a #People4Soil! ” 

Noi CBS abbiamo aderito. 

Per saperne di più, premi qui

Esondazioni storiche tra Ticino e Adda

Interessante report sulle Esondazioni storiche tra Ticino e Adda 

“Sono rappresentate le aree allagate nei seguenti eventi alluvionali:1 – torrenti Seveso e Certesa – esondazione del 27 novembre 2002 (solo t. Seveso; fonte: Autorita di Bacino del fiume Po); esondazioni dell’8 luglio e del 15 novembre 2014 (fonte: rilievo Regione Lombardia con i Comuni oppure perimetrazioni fornite dai Comuni);2 – fiume Lambro – esondazioni del 1947 e del 1951 (fonte: Regione Lombardia – Studio Paoletti); esondazione del 2000 (fonte: Studio Transavio);3 – fiume Olona – esondazione del 1992 (fonte: Magistrato per il Po); esondazione del 12-13 settembre 1995 (fonte: Regione Lombardia);4 – fiumi Adda Sopralacuale e Mera – esondazione del 1987 (fonte: Regione Lombardia, rilievo aereo);5 – fiume Adda Sottolacuale – esondazione del 2002 (fonte: Autorita di Bacino del fiume Po);6 – fiume Ticino – esondazione del 2000 (fonte: Parco del Ticino, rilievo aereo).Per quanto riguarda le aree allagate dei torrenti Seveso e Certesa dell’8 luglio 2014, questo servizio di mappa modifica ed integra quello pubblicato in precedenza (dal 1 10 2014 al 30 9 2015) e denominato “Aree allagate Seveso – 8 luglio 2014”, sulla base di osservazioni e ulteriori segnalazioni formulate dai comuni.”

Qui il link alla pagina del geoportale lombardo

Una di quelle notizie che ti lasciano l’amaro in bocca…

Dalle cronache odierne de ” il Giorno”, apprendiamo di una triste notizia: ” Cusano, moria di pesci nel Seveso inquinato“. Noi CBS a questo punto ci chiediamo se, accertate le responsabilità, qualcuno pagherà il danno ambientale registrato, oppure tutto finirà in una bolla di sapone, anche se qui temiamo qualcosa di molto peggio.

Soprattutto ci chiediamo se vi sia ancora qualche pur flebile margine per veder convogliare le risorse destinate alla ormai prossima realizzazione delle vasche di laminazione di Senago (sopra la falda acquifera bollatese, ricordiamolo) verso un pieno disinquinamento del fiume.
Ancora una volta e nonostante tutto, confidiamo in saggezza e verità, le stesse che ci hanno visto dalla parte giusta quando è stato il momento di chiedere, come semplici cittadini e al fianco dei senaghesi, tra le tante cose e in alternativa alla loro non realizzazione, la riduzione della profondita delle vasche, stante il progressivo innalzamento della falda e una corretta ed immediata pulizia del corso del fiume da prevedibili ostruzioni.

Dice un detto che “chi mal comincia, mal finisce”, ed è noto che i detti popolari portino con sé sempre qualcosa di saggio e vero. Noi vorremmo suggerire anche che chi mai comincia, mai finirà.

L’argomento farà sicuramente discutere nelle prossime settimane e, nel merito, siamo contenti che a Bollate si sia dato avvio al nuovo circolo locale di Legambiente, perche è in questo tipo di problematiche che deve emergere l’impegno attivo e la piena “partecipazione popolare” dei cittadini che hanno a cuore l’ambiente in cui vivono.

ZTL ESPERIMENTO CONCLUSO


La stampa locale ci ha recentemente fornito un utile resoconto in merito alla situazione determinatasi dopo l’attivazione della ZTL nel territorio cittadino.
Consideriamo innanzitutto opportuno stendere un pietoso e robusto velo di silenzio sulle procedure preliminari con le quali si è arrivati ad avviare la messa in opera di tale iniziativa. Sotto questo profilo la cronaca locale è stata ricca di particolari, per cui, ritenendo l’opinione pubblica sufficientemente informata, possiamo esimerci dal ricordare i molti aspetti di confusione e di approssimazione a cui abbiamo assistito nell’approccio a tale problematica.

Ciò detto vogliamo però sviluppare qualche considerazione in merito a quello che sta succedendo.

Dopo due settimane dall’entrata in vigore della ZTL, che si afferma, ancora in fase di sperimentazione, risulta agli occhi di ogni osservatore una situazione che dichiarare “disastrosa” comporta l’uso di un benevolo eufemismo.

Nelle due ore mattutine di divieto di transito per i veicoli provenienti dall’esterno di Bollate, e non autorizzati, si è comunque registrato un passaggio di alcune migliaia di veicoli all’interno della ZTL. La cronaca valuta che verranno emesse una valanga di sanzioni pecuniarie che supereranno i due milioni di euro a carico dei trasgressori. Presumibilmente molti automobilisti “pendolari ed abitudinari” saranno incorsi più volte nella medesima infrazione in diverse giornate, collezionando numerose contravvenzioni che verranno notificate nell’arco dei prossimi due/tre mesi. Quando a settembre saremo tornati tutti dalle ferie, quali saranno le reazioni, non certo di entusiasmo, di quegli utenti che si saranno visti recapitare pacchetti di contravvenzioni? A tale ondata di malumore e proteste come reggerà l’Amministrazione comunale bollatese? Quale sarà l’ulteriore livello di scollamento tra i cittadini, che si sentiranno sempre più vessati, e le Istituzioni?

Ma anche per i cittadini bollatesi l’entrata in vigore della ZTL non ha comportato le stesse conseguenze; infatti mentre il traffico veicolare all’interno della ZTL è effettivamente diminuito, ne è testimone il calo di attività degli esercizi commerciali, come denunciato dalle loro rappresentanze di categoria, chi ne ha subito il contraccolpo negativo sono gli abitanti delle frazioni ed i particolare i cassinanovesi che, visto che i veicoli in circolazione non sono miracolosamente spariti, si sono trovati le loro strade intasate come non mai. A settembre con la ripresa del traffico scolastico cosa succederà?

Nel frattempo c’è chi si trastulla pensando all’organizzazione di un referendum pro o contro il mantenimento della ZTL. Costoro non si sono ancora resi conto che sarebbe invece più utile ma anche doverosa una piena assunzione di responsabilità politica da parte dell’Amministrazione comunale che, a fronte del periodo di sperimentazione fino ad oggi effettuato, e a fronte degli esiti nefasti registrati, assumesse la decisione di abolire subito questa ZTL e contestualmente si attivasse per individuare le possibili varianti viabilistiche utili ad alleggerire il traffico nei centri abitati. Vogliamo precisare che noi non siamo pregiudizialmente contrari alla ZTL come modalità di preservazione del centro cittadino e sua valorizzazione, ma non vediamo in questa versione di ZTL, tipicamente bollatese, nessuno dei vantaggi e viceversa molte problematicità che andrebbero affrontate e risolte da chi amministra la città.

Dal nostro punto di vista proviamo a proporre alcuni punti di riflessione come ad esempio l’eliminazione dell’accesso e della sosta dei veicoli in piazza C. Marx, la realizzazione dell’ampliamento del parcheggio di interscambio FNM a Traversagna (Stazione di Bollate Nord) ed il completamento della SP 119 utile sia alla viabilità di Cassina Nuova che di Senago. In particolare relativamente a quest’ultima opera ricordiamo che il Sindaco di Senago lamenta da otre tre anni di essere stato lasciato in splendida solitudine a porre la questione agli Enti preposti.

Crediamo invece che sia assolutamente necessario unire le nostre richieste e coinvolgere adeguatamente la Città Metropolitana e la Regione per la soluzione dei problemi esposti.

Cittadini Bollatesi Solidali

Il dopo Expo e il voto di domenica prossima a Milano

Domenica prossima, 19 giugno 2016,  in occasione del ballottaggio per l’elezione del nuovo Sindaco di Milano, da bollatesi, seppur inclusi in ” città metropolitana”, non potremo votare ma,  trovandoci ad un paio di chilometri dall’area Expo, sentiamo di poter condividere le osservazioni e le indicazioni contenute in questo interessante  post di Emilio Battisti

Buon voto ai milanesi 

Sindaco Palestra, non perdiamo un’altra occasione utile per rilanciare il borgo di Castellazzo.

tav.3 “Vincoli monumentali ed ambientali” , documento di piano del PGT di Bollate

Dalle cronache giornalistiche di queste ultime settimane abbiamo appreso che i Comuni di Bollate ed Arese hanno firmato un protocollo di intesa in base al quale si arriverà ad una modifica dei confini dei rispettivi territori.Le aree oggetto di scambio sono, attualmente, in parte agricole e/o a suolo libero o naturale.
Tra le varie disposizioni contenute nel protocollo, a noi cittadini bollatesi solidali preme porre attenzione a 2 aree in particolare

La zona delle aree oggetto di scambio tra i comuni

 Quella che verrà ceduta da Bollate, quasi il doppio di quella ricevuta da Arese, si trova ad ovest del tracciato della s.p. 33 Varesina, compresa tra questa e la via Monviso . La zona risulta facilmente riconoscibile essendo ancora caratterizzata dalla presenza di un vecchio manufatto agricolo , gradualmente abbandonato nel corso di questi ultimi anni, e perché si trova davanti alla bollatese e storica cascina Scessa.

Fotografia della cascina Scessa, tratta da “G.B. Sordelli e E.Zoia, “Castellazzo: parrocchia e borgo” ,a cura della Parrocchia S. Guglielmo di Castellazzo, 2014, pag. 5 

lLa zona delle aree scambiate, vista da nord ovest. sullo sfondo cascina Scessa, l’area ceduta da Arese e , a destra, la via Monviso, che costeggia ilncentro sportivo aresino
 

Quella che verrà ceduta da Arese è invece un po’ più a sud della cascina ed è ricadente nel Parco delle Groane, ad est del tracciato della s.p. 33 Varesina, compresa tra l’imbocco della via Milano che conduce al borgo di Castellazzo e la Varesina stessa , fino all’incrocio con viale Monte Resegone, dove, ormai da anni , è prevista la realizzazione di una rotonda stradale che migliorerà i problemi viabilistici della zona, anche tramite il coinvolgimento di “città metropolitana” 

L’area ceduta da Arese, con il punto in cui verrà realizzata la rotonda e cascina Scessa sullo sfondo, vista dalla s.p. 33 Varesina, provenendo da Milano

 

A prescindere dalle polemiche lette nelle cronache giornalistiche aresine, a noi cittadini bollatesi solidali, spiace osservare che a Bollate, degli sviluppi di questa vicenda, non ne abbia discusso alcuno. Spiace osservare che non vi sia stata cura nell’informare, comunque e in anticipo, i cittadini di questa scelta da parte delle amministrazioni comunali interessate e, in modo particolare, dalla giunta VassalloDa bollatesi, e non per mera faziosa partigianeria, avremmo voluto far osservare che l’area che verrà ceduta dalla nostra città, potrebbe essere strategica ed utile alla valorizzazione del borgo di Castellazzo, bene che riteniamo essere di importanza sovracomunale, del suo potenziale riuso funzionale e recupero dell’ edificato storico a ridosso della villa Arconati.


Fotografia tratta da “G.B. Sordelli e E.Zoia, “Castellazzo: parrocchia e borgo” ,a cura della Parrocchia S. Guglielmo di Castellazzo, 2014, pag. 124


Nell’ immediato, per esempio e cosa non da poco, l’area che verrà ceduta da Bollate potrebbe essere utilizzata anche per sostituire il “parcheggio” temporaneo che tutti gli anni viene ricavato sul prato adiacente alla villa , per le manifestazioni dei fine settimana o i concerti estivi. Prato sul quale, purtroppo, non vi è alcun accorgimento tecnico che raccolga eventuali reflui delle auto, con il rischio di inquinare il sottosuolo. 

L’ingresso del “wedding parking”, davanti alla villa Arconati
 

Auto parcheggiate a ridosso della villa


Spiace quindi veder perdere da parte del comune di Bollate un’occasione utile per rendersi protagonista e fare qualcosa di positivo per il borgo e per il nostro territorio e, amaramente, non ci resta che confidare su scelte più avvedute da parte dell’amministrazione aresina, dato che il sindaco, Michela Palestra, è anche Consigliere delegato ai Servizi di Rete ai Comuni per i si turistico-culturali e bibliotecari e al Parco Agricolo Sud Milano. 

Provvedere a realizzare un parcheggio nella nuova area aresina, con soluzione a prato duro per esempio, e comunque con tutti i doverosi accorgimenti tecnici atti a non disperdere acque e reflui nel sottosuolo, contribuirebbe a limitare ulteriore consumo di suolo e darebbe la possibilità ai turisti e fruitori del borgo di Castellazzo e del Parco delle Groane, di trovare un comodo punto di arrivo in cui lasciare le proprie auto e di raggiungerli a piedi, con 10 minuti di camminata , o in bicicletta. Questa nuova configurazione potrebbe tornare utile anche alle strutture del ” centro della socialità ” (campo sportivo e nuova biblioteca di Arese ), ma anche del mercato comunale di Arese. 

Il come attraversare la Varesina non ci pare essere un problema irrisolvibile, anche in relazione ai previsti lavori di adeguamento viabilistico della zona e, magari, anche diversificando i flussi, accedendo da cascina Scessa che ci risulta essere in progressiva via di dismissione, pensando ad apposita convenzione da stabilirsi con la proprietà ed utilizzando la rete di percorsi pedonali e ciclabili, già esistenti nei campi.

Ogni valutazione e decisione sul futuro assetto della nuova area aresina, a nostro avviso, non può prescindere da oggettive valutazioni rispetto alla preesistenza ed emergenza del borgo di Castellazzo che, lo ripetiamo, non può ritenersi di sola valenza comunale , ma deve diventare un caposaldo di tutto il nord ovest milanese.”.  

Consumo di suolo, centri commerciali e vasche di laminazione del Seveso a Senago: importanti novità.

La Camera approva le norme per limitare il consumo di suolo

È notizia di questi ultimi giorni, ed è destinata ad animare il dibattito politico: “Via libera in prima lettura alla Camera a disegno di legge sul consumo di suolo, ora si passa al Senato.”

Nel sito dell’INU ( Istituto Nazionale di Urbanistica” ) potete trovare ” Le misure principali contenute nel testo. Gli articoli del Sole 24 Ore, l’Unità, il manifesto, il commento della relatrice Chiara Braga e l’intervista al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina”

Noi cittadini bollatesi solidali pensiamo che sia importante tenere in considerazione l ‘evoluzione del disegno di legge citato, anche per le inevitabili considerazioni che potrebbero nascere, attorno al consumo di suolo, già più volte argomentato in questo blog, analizzando il contesto locale bollatese e le sue prospettive evolutive in termini di trasformazioni territoriali.

Segnaliamo un’altra interessante notizia sul fronte dell’ormai noto tema delle strutture di vendita e dei centri commerciali , già realizzati o previsti a Bollate e dintorni

“Renzo Piano, il celebre architetto italiano di fama internazionale, abbandona il progetto di recupero delle ex aree Falck di Sesto San Giovanni. E si fa più concreto l’ingresso di investitori arabi nella società MilanoSesto di Davide Bizzi, proprietaria dei terreni. In una intervista al quotidiano Corriere della Sera, Renzo Piano ammette di non essere più il progettista del recupero dell’area, e non nasconde una certa amarezza e preoccupazione per un futuro fatto di centro commerciale.

Mentre , in merito alle vasche di laminazione del Seveso, previste a Senago, al confine con Bollate,  segnaliamo questa lettura reperita nel web e questa iniziativa del movimento 5 stelle di Senago.

Aggiornamenti sulla realizzazione delle vasche di laminazione del Seveso e sull’emergenza idrica a Bollate

acqua

Riproponendo la lettura cronologica dei nostri articoli pubblicati nei mesi scorsi, a mezzo stampa e nel nostro blog:

1)   Cosa hanno in comune i box allagati e le vasche di Senago? l’innalzamento della falda!(pubblicato il 30 luglio 2015);

2)   “Emergenza idrica a Bollate e progetto di salvaguardia del bacino del Seveso” (pubblicato il 21 novembreo 2015);

3)   Il Seveso e le vasche di laminazione previste al confine tra Senago e Bollate: qualche novità … (pubblicato il 14 dicembre 2015);

4)    Gruppo CAP e Consorzio Est Ticino Villoresi insieme per il recupero dei canali contro il rischio idrogeologico, per fermare gli straripamenti e la falda troppo alta(pubblicato il 10 gennaio 2016)

 

invitiamo i bollatesi a prendere visione degli importanti aggiornamenti e documenti  pubblicati recentemente in merito al problema delle vasche di laminazione del Seveso, che saranno realizzate a Senago sul confine con Bollate, e al problema dell’innalzamento della falda acquifera bollatese, direttamente dalle loro fonti

1) “Senago, i reperti preistorici non frenano le vasche di laminazione” (pubblicato da “Il Giorno” il 30 marzo 2016)

2)   “Innalzamento falda, pubblicato lo studio idrogeologico commissionato dal Comune” (pubblicato sul sito quibollate.it il 1° aprile 2016)

Intorno al “consumo di suolo”

prato.jpgDa qualche tempo, ritrovandoci ad analizzare alcuni aspetti relativi al ” consumo di suolo” , con una visione più ampia piuttosto che solo locale e bollatese, da vari portali istituzionali e tecnici, abbiamo acquisito delle informazioni che crediamo possano essere utilissime per chi abbia voglia di condividere con noi le proprie impressioni.
Ve ne forniamo una sintesi. Buona lettura

Consumo di suolo

Il suolo è una risorsa fondamentale per l’uomo e costituisce, di fatto, una risorsa non rinnovabile, visti i tempi estremamente lunghi necessari per la formazione di nuovo suolo.

Per sua natura al centro di un sistema di relazioni tra uomo e cicli naturali che assicurano il sostentamento della vita, il suolo è non solo riserva di biodiversità, ma anche base per la produzione agricola e zootecnica, per lo sviluppo urbano e degli insediamenti produttivi, per la mobilità di merci e persone, per il benessere ed il godimento dei valori paesaggistici.

Tuttavia è ormai noto che, soprattutto a causa delle attività antropiche e di scelte di uso poco sostenibili, il consumo di suolo avanza e continua a generare la perdita irreversibile di preziose risorse ambientali e funzioni ecosistemiche, influendo negativamente sull’equilibrio del territorio, sui fenomeni di dissesto, erosione e contaminazione, sui processi di desertificazione, sulle dinamiche di trasformazione e sulla bellezza del paesaggio. Ciò porta ad una elevata sottrazione della biodiversità e della produttività e compromette la disponibilità di risorse fondamentali per lo stesso sviluppo della nostra società.

Negli ultimi anni stanno crescendo le iniziative legislative volte alla riduzione del consumo di suolo.

Gli orientamenti della comunità europea

Nel 2002 la Commissione europea aveva prodotto un primo documento, la Comunicazione COM (2002) 179 dal titolo “Verso una strategia tematica per la protezione del suolo” e nel settembre 2006 ha proposto una nuova Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che avrebbe dovuto definire il quadro complessivo per la protezione del suolo e adottare la Strategia tematica per la protezione e l’uso sostenibile del suolo. Tale strategia pone l’accento sul prevenire l’ulteriore degrado del suolo e mantenerne le funzioni, sottolineando la necessità di porre in essere buone pratiche per ridurre gli effetti negativi del consumo di suolo e, in particolare, della sua forma più evidente e irreversibile: l’impermeabilizzazione (Commissione Europea, 2006).

L’importanza di una buona gestione del territorio e, in particolare, dei suoli è stata ribadita dalla Commissione Europea nel 2011, con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (Commissione Europea, 2011b), nella quale si propone il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere, in Europa, entro il 2050.

Obiettivo rafforzato in seguito dal legislatore europeo con l’approvazione del Settimo Programma di Azione Ambientale, denominato “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”, (Parlamento europeo e Consiglio, 2013) che ripropone l’obiettivo precedente, richiedendo inoltre che, entro il 2020, le politiche dell’Unione debbano tenere conto dei loro impatti diretti e indiretti sull’uso del territorio.

Disegno di legge sul contenimento del consumo del suolo

Negli ultimi anni sono state predisposte e avanzate numerose proposte per la gestione sostenibile e la salvaguardia dei suoli italiani, tra cui molte finalizzate al contenimento del consumo di suolo, tutelando le aree agricole e naturali e incentivando il riuso e la rigenerazione di aree già urbanizzate

In particolare, il disegno di legge 2039 e abb.  “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” in corso di esame in Commissione alla Camera dei Deputati, contiene un complesso di disposizioni volte a promuovere l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente mediante il contenimento del consumo del suolo, il riuso e la generazione urbana.

In base all’articolo 2  per “consumo di suolo” si intende l’incremento annuale netto della superficie agricola, naturale e semi-naturale oggetto di impermeabilizzazione e il perseguimento delle predette finalità comporta una valutazione delle alternative di localizzazione delle opere, per evitare il consumo di suolo inedificato. Pertanto la pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica è tenuta ad adeguarsi alle norme del provvedimento. Inoltre le politiche di sviluppo territoriale nazionali e regionali sono tenute a favorire la destinazione agricola e l’utilizzo di pratiche agricole anche negli spazi liberi delle aree urbanizzate.

All’articolo 3 viene stabilito che, con apposito decreto del Ministro delle politiche agricole, debba essere definita, in termini quantitativi, la riduzione progressiva e vincolante di consumo del suolo a livello nazionale, in coerenza con l’obiettivo dell’Unione europea di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. La Conferenza unificata stabilirà i criteri e le modalità per la definizione di detta riduzione, tenendo conto delle specificità territoriali delle varie aree del paese.

Le regioni dovranno dettare disposizioni per incentivare i comuni a promuovere strategie di rigenerazione urbana, anche mediante l’individuazione negli strumenti di pianificazione degli ambiti urbanistici da sottoporre prioritariamente a interventi di ristrutturazione urbanistica e di rinnovo edilizio, prevedendo il perseguimento di elevate prestazioni energetiche, l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’accessibilità ciclabile e ai servizi di trasporto collettivo, il miglioramento della gestione delle acque a fini di invarianza idraulica e riduzione dei deflussi.

L’articolo 11, infine, detta norme transitorie secondo le quali a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge e fino alla adozione del decreto di cui all’articolo 3, e comunque non oltre il termine di tre anni, non è consentito il consumo di suolo e che decorso inutilmente il termine di tre anni, nelle regioni e province autonome non è consentito il consumo di suolo in misura superiore al 50 per cento della media di consumo di suolo di ciascuna regione nei cinque anni antecedenti.

Proposta di Integrazione del Piano Territoriale Regionale ai sensi della l.r. n. 31 del 2014.

Con delibera n. 4738 del 22/01/2016 la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la proposta di Integrazione del Piano Territoriale Regionale, ai sensi della l.r. n. 31 del 28 novembre 2014 per la riduzione del consumo di suolo.

L’Integrazione del PTR costituisce il primo adempimento per l’attuazione della recente legge regionale 31/2014 con cui Regione Lombardia ha introdotto un sistema di norme finalizzate a perseguire, mediante la pianificazione – regionale, provinciale e comunale – le politiche in materia di consumo di suolo e rigenerazione urbana, con lo scopo di concretizzare sul territorio il traguardo previsto dalla Commissione europea di giungere entro il 2050 a una occupazione netta di terreno pari a zero.

Il comma 2 dell’art.2 della l.r. 31/2014 attribuisce al PTR il compito di precisare le modalità di determinazione e quantificazione degli indici che misurano il consumo di suolo.

In particolare l’art.3 comma 1 lett. p, stabilisce che il PTR individui per gli Ambiti territoriali omogenei “criteri e linee tecniche per contenere il consumo di suolo programmato a livello regionale tenendo conto delle specificità territoriali, delle caratteristiche qualitative dei suoli, dello stato della pianificazione, urbanistica e paesaggistica, dell’esigenza di realizzare infrastrutture e opere pubbliche, dell’estensione del suolo già edificato, dell’effettiva sussistenza di fabbisogno abitativo legato ad incrementi demografici reali e dell’assenza di alternative alla riqualificazione e rigenerazione dell’urbanizzato, nonché di fabbisogno produttivo motivato anche sulla base di analisi desunte da indicatori statistici di livello locale e sovralocale che giustifichino eventuale consumo di suolo”.

Per l’approvazione e l’attuazione del PTR sono previste le seguenti procedure amministrative per il conseguimento dell’obiettivo di riduzione del Consumo di suolo:

  • La Giunta regionale approva l’integrazione del PTR che stabilisce la soglia regionale e le soglie provinciali di riduzione del consumo di suolo e attiva la procedura di VAS.
  • Il Consiglio regionale approva l’integrazione del PTR.
  • La Città Metropolitana e le Province elaborano un’ipotesi di soglie per ciascun ambito territoriale omogeneo (Ato) in collaborazione tecnica con la Regione e indicono conferenze di Ato per valutare con i Comuni le soglie comunali e i criteri di applicazione.
  • La Città Metropolitana e le Province inviano alla Regione eventuali proposte di modifica delle soglie e dei criteri.
  • La Regione raccoglie le proposte della Città Metropolitana e delle Province, elabora la ridefinizione delle soglie ed eventualmente la messa a punto dei criteri ed elabora il progetto di revisione finale del PTR, comprensivo degli elaborati della valutazione ambientale.
  • Il Consiglio regionale approva il progetto di revisione finale del PTR.
  • La Città Metropolitana approva il Piano strategico e le Province approvano i PTCP con le soglie definitive e i criteri definitivi entro 12 mesi dall’approvazione dell’adeguamento del PTR, come richiede la legge 31/2014.
  • Successivamente entro 12 mesi dall’adeguamento dei PTCP del Piano strategico della città metropolitana e dei PTCP, i Comuni approvano i nuovi Documenti di Piano dei PGT con le relative Carte del consumo di suolo e li inviano alla Città Metropolitana e alle Province per la verifica di compatibilità e alla Regione per il monitoraggio del PTR.

Per procedere all’individuazione della soglia regionale, e di conseguenza individuare le soglie provinciali, la proposta di revisione del PTR ha inteso necessario confrontare la domanda di superfici residenziali e per funzioni produttive di beni e servizi, con l’offerta potenziale di superfici costituita dagli Ambiti di trasformazione dei Documenti di Piano e dallo stock di immobili vuoti, dismessi, abbandonati e in costruzione.

Si è previsto, in linea teorica, che il fabbisogno sia soddisfatto prioritariamente dagli Ambiti di trasformazione previsti su suolo urbanizzato, in coerenza con il principio sancito dalla l.r. 31/2014 (ex art.3, comma 1 lett.h) di “tenere conto prioritariamente” delle presenza di patrimonio edilizio dismesso o sottoutilizzato,

Il fabbisogno residuo, cioè quello che non trova localizzazione (dal punto di vista quantitativo) negli Ambiti di trasformazione su superficie urbanizzata, si ipotizza che venga soddisfatto dalle previsioni su superficie non urbanizzata.

Dal raffronto tra fabbisogno residuo e previsioni su superficie non urbanizzata emerge che queste ultime dovrebbero essere ridotte, a livello regionale, di una quota pari a circa il 45%, che al 2020 (coincidente con il primo periodo di vigenza del PTR integrato ai sensi della l.r.31/2014) si ipotizza possa essere pari a un intervallo compreso tra il 20 e il 25%, pari cioè a circa la metà della soglia al 2025.

La proposta di revisione del PTR ha articolato tale riduzione per la funzione residenziale e per funzioni produttive di beni e servizi

Per quanto riguarda la definizione delle soglie di riduzione di consumo di suolo provinciali per la funzione residenziale, le soglie di riduzione del consumo di suolo sono state raggruppate in due macro-classi:

  • tra il 20% e il 25% per le Province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese;
  • tra valori maggiori di 25% e il 30% per le Province di Mantova, Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano.

In sede di adeguamento al PTR integrato ai sensi della l.r. 31/2014, i PTCP e il Piano strategico della Città Metropolitana, dovranno definire (sulla base della soglia provinciale dettata dal PTR), le soglie di riduzione del consumo di suolo per gli Ambiti territoriali omogenei, che potranno essere integrate e riviste, in raccordo con il livello regionale, con l’introduzione di ulteriori elementi di giudizio utili a meglio definire eventuali singole specificità territoriali, differenziando, se necessario, i criteri di applicazione della soglia di riduzione anche alla scala comunale.

Per quanto riguarda la soglia regionale di riduzione del consumo di suolo per funzioni produttive di beni e servizi, la proposta del PTR per il 2020 è quella di applicare una riduzione del 20%, che corrisponde ad una diminuzione di 1.790 ha di superficie non urbanizzata ricompresa in Ambiti di trasformazione su suolo libero con destinazione produttiva di beni e servizi.

“L’inquinamento [a Bollate e] nelle grandi città”

L’ inquinamento delle grandi città è argomento di strettissima attualità. anche a Bollate.  Vogliamo portare l’attenzione su due contributi che fanno oggettivamente pensare.

Il primo è la decisione del Parlamento europeo di pochissimi giorni fa, che ha visto raddoppiare i limiti di emissioni di Nox, gli ossidi di azoto, per le auto, e che potete leggere in questo articolo de “il Fatto Quotidiano”:

Smog, il Parlamento europeo raddoppia i limiti di emissione per le auto. Verdi: “Regalo alla Merkel e alle lobby”

Il secondo contributo è :

 “L’inquinamento nelle grandi città: intervista ad Angelo Bonelli”

 rilasciata qualche giorno prima realizzata da Lanfranco Palazzolo con Angelo Bonelli (membro dell’esecutivo della Federazione dei Verdi).

L’intervista è stata registrata lunedì 28 dicembre 2015 alle 15:18. Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Ambiente, Aria, Auto, Clima, Commercio, Controlli, Ecologia, Economia, Elettricita’, Energia, Europa, Finanza Pubblica, Galletti, Infrazioni, Inquinamento, Investimenti, Milano, Pisapia, Politica, Regioni, Roma, Salute, Salvini, Sanita’, Scandali, Servizi Pubblici, Sindaci, Tasse, Traffico, Trasporti, Tronca, Volkswagen.

Buona lettura e buon ascolto.

Ottima notizia: “Rigenerazione urbana, al via il processo di partecipazione”

Bene, sul sito internet istituzionale del Comune di Bollate, apprendiamo di un’ ottima notizia, ancor più se divulgata dopo una nostra precisa richiesta, contenuta ed articolata con altre, avanzata lo stesso giorno e qualche ora prima

Resta da definire chi decida e sulla base di cosa si rientri nella categoria degli “stakeholder” e, soprattutto, se il lasso di tempo scelto possa consentire un’adeguata risposta ed effettiva PARTECIPAZIONE.

Noi, chiaramente, ci auguriamo di sì.

Ma tutto è perfettibile, intanto buon  HOP (hop)  a tutti!


urbanistica ed edilizia privata

  05/02/2016

RIGENERAZIONE URBANA, AL VIA IL PROCESSO DI PARTECIPAZIONE

Inizia il processo di partecipazione connesso al progetto di Rigenerazione urbana complessiva e di inclusione sociale, che sarà attuato a Bollate mediante il sostegno finanziario della Comunità Europea e della Regione Lombardia.

 

Con HOP! FAI UN SALTO E RIGENERA BOLLATE, parte quindi l’attività partecipativa finalizzata a coinvolgere le parti presenti sul territorio per costruire insieme le azioni dirette a realizzare lo Sviluppo Urbano Sostenibile.

Per un periodo di cinque mesi verrà svolto un percorso comune di rigenerazione di idee, con il quale si tenterà di eseguire un lavoro di selezione dei propositi più significativi per renderli poi concreti nella realtà locale. Si partirà dalle buone esperienze per formulare le giuste domande per il nostro territorio in modo da conseguire le soluzioni strategiche integrate risolutive delle problematiche sociali, culturali, economiche, ambientali e demografiche del nostro contesto territoriale.

Il progetto HOP! FAI UN SALTO E RIGENERA BOLLATE comprende una serie di laboratori che costituiranno la sede in cui elaborare le idee per il futuro della nostra città. La prima fase di lavoro denominata “Fare Rete” prevede tre laboratori di condivisione delle buone pratiche, nel corso dei quali sarà possibile sollevare dubbi, problemi, esprimere opinioni e propositi.

Il primo di tali laboratori è rivolto agli stakeholder, mentre nei laboratori successivi verranno coinvolti i cittadini e la compagine politica per consentire un percorso mirato.

IL PRIMO LABORATORIO SI TERRA’

MARTEDI’ 9 FEBBRAIO 2016, dalle ore 16.30 alle ore 18.30

BIBLIOTECA COMUNALE
PIAZZA C.A. DELLA CHIESA, 30 – BOLLATE (MI)”

 

Iniziativa comune di mobilitazione in favore degli abitanti delle case Aler di via Turati

12688286_10154502375548942_8035372361542293757_n.jpg

Fonte: CCDP e Scheda progetto: Università di Parma

CONSIDERATO

  • che la situazione di degrado in cui versano le case Aler di via Turati continua ad essere preoccupante;
  • che i lavori di ristrutturazione, nonostante i proclami pre-elettorali del 2015, sembrano essere ad oggi in seria fase di stallo o comunque procedere molto a rilento rispetto a quanto le condizioni abitative degli inquilini meriterebbero;
  • che sembra poi, addirittura, che alcuni interventi abbiano peggiorato lo stato degli appartamenti esponendoli ad infiltrazioni pericolose, malsane e invivibili;
  • che comunque in data 7 gennaio 2016 il Sindaco, accompagnato dal capo cantiere, rilevava, documentava e condivideva in un gruppo facebook locale, la seguente situazione rilievo vssallo

CI CHIEDIAMO

  • se sia possibile avere più dettagli ufficiali e un monitoraggio costante e dedicato alla situazione e all’oggi, dato che le notizie nel merito fornite da parte dell’Amministrazione attuale e rintracciabili nel sito internet istituzionale, sembrano ferme ad un comunicato del 23 ottobre 2015, in cui si affermava che i 9,5 milioni di euro, stanziati da parte di Regione Lombardia e in disponibilità di Aler,  risultavano depositati presso un conto corrente dedicato;
  • se sia possibile inoltre, sempre a fronte degli elementi evidenziati, avviare in modo celere i processi di partecipazione previsti dal progetto di“riqualificazione urbana sostenibile”, che riguarda l’area compresa tra via Vittorio Veneto, via Repubblica, la strada Statale Varesina e via Verdi, al centro della quale vi sono proprio gli appartamenti Aler di via Turati 40, e finanziato con gli ulteriori 7,5 milioni di euro di fondi europei recentemente “piovuti” sulla testa dei bollatesi;
  • fino a che punto si debba sperare che le condizioni climatiche non accentuino i profondi disagi abitativi di molti degli inquilini di Aler, in tutto e per tutto pari in dignità, diritti oltre che doveri, a tutti gli  altri cittadini bollatesi, con la differenza di essere stati provati ormai da troppi anni di attese e promesse per un miglioramento delle loro condizioni abitative.

CONVINTI

CHIEDIAMO A TUTTE LE FORZE POLITICHE LOCALI

ai loro responsabili e rappresentanti nel Consiglio Comunale di intraprendere, in modo coeso e deciso, tutte le iniziative utili, atte ad informare, sensibilizzare e rendere partecipe la cittadinanza su quanto sta accadendo, sullo stato di fatto attuale, sulle sorti del complesso edilizio citato e di chi lo vive e lo abita.

L’intento è quello di levare una voce unitaria e forte che spinga tutte le istituzioni e gli enti responsabili, Aler in primis, a conseguire con chiarezza e responsabilità, gli impegni promessi in maniera efficiente, in tempi ormai urgenti e non più prorogabili, che la ristrutturazione di quest’opera richiede.

GLI INQUILINI ALER NON DEVONO PIÙ ASPETTARE, I BOLLATESI TUTTI NON POSSONO PIÙ STARE FERMI A GUARDARE.

In tema di centri commerciali, vi ricordiamo che a qualche passo da Bollate, oltre a quelli già esistenti…

Nonostante la presenza di questo prossimo colosso aresino , tutto sembra orientato verso il volerne realizzare uno anche a Bollate.  Ne abbiamo davvero  bisogno? Chissà… a breve ritorneremo sull’argomento, per meglio contestualizzarlo e commentarlo. Intanto vi riproponiamo la lettura di questo articolo di Milano Today del 25 gennaio 2016:

“Arese shopping center: il centro commerciale « monstre» apre a metà primavera

All’interno del mall, circa 120mila metri quadrati coperti disegnati dall’architetto De Lucchi, ci saranno 25 ristoranti. Probabilmente ci sarà anche KFC, il colosso americano del pollo fritto.

È ancora un cantiere il centro commerciale di Arese. Nell’area stanno lavorando a spron battuto, festivi compresi, decine di squadre di operai per finire il mall più grande d’Italia e uno dei più estesi d’Europa: 120mila metri quadrati coperti, interamente disegnati da Davide Padoa (Ceo di Design International), Michele De Lucchi e Arnaldo Zappa (qui un video con i rendering dell’edificio). Non c’è ancora una data di apertura ufficiale, ma il taglio del nastro dovrebbe avvenire intorno fine aprile o inizio di maggio 2016 secondo le indiscrezioni più insistenti.

Qualche migliaio i posti di lavoro che dovrebbero essere garantiti nel lungo periodo. Le selezioni per i primi colloqui sono già terminate. 

Una struttura “monstre”, ricavata sulle ceneri dell’ex stabilimento Alfa Romeo, che ha aperto la scorsa estate a poche decine di metri un museo interamente rinnovato, con annesso uno show-room di vetture nuove (e non mancherà una pista per corsi di guida sicura, utilizzabile anche per eventi ed esibizioni legate al mondo dei motori). La posizione de centro è strategica non solo per i clienti lombardi, ma anche coloro che provengono dalla Svizzera. Il centro commerciale, infatti, si trova proprio accanto alla Milano-Laghi: 45 minuti da Lugano. 

Punto attrattivo della struttura saranno i negozi: 230, con un innovativo sistema di carico-scarico merci. Tra questi ci sarà Primark, colosso irlandese dell’abbigliamento low-cost che ha scelto Arese per aprire il suo primo punto vendita in Italia: 7mila metri quadrati. Abbigliamento cheap, sì, ma anche marchi del lusso. Non si conoscono ancora i dettagli, ma sono ai blocchi di partenza anche alcuni protagonisti dell’oreficeria e dell’orologeria di alta gamma.

Non è tutto. Tra i 25 ristoranti che apriranno ci dovrebbe essere anche una novità: l’americana KFC. Secondo quanto riportato da Repubblica Affari e Finanza la catena Usa del pollo fritto avrebbe deciso di aprire il suo terzo punto vendita in Italia.

E ora qualche dettaglio sul progetto architettonico. L’idea – ispirata a Covent Garden di Londra – è quella di creare punti di aggregazione attraverso un sistema di piazze su cui si affacciano i negozi. Anche l’ipermercato seguie la stessa linea di pensiero: è stata creata una sorta di estensione all’esterno con un’area dedicata ai prodotti freschi all’interno della Food Court. I visitatori potranno acquistare i prodotti, da consumare anche in loco.

Oltre al sistema di piazze (ognuna con una propria identità), il mall sarà caratterizzato anche da una rampa interna che ricorda senz’ombra di dubbio il Guggenheim Museum di New York. La struttura del tetto, infine, è in Gulam, un legno lamellare strutturale realizzato con materiali sostenibili, usato per la prima volta in un centro commerciale.

«Arese Shopping Center ha trasformato la vecchia sede dell’Alfa Romeo da una fabbrica di macchine a una fabbrica di esperienze, con il più grande numero di insegne mai realizzato in Italia. Disegnarlo è stato come dipingere una città, con in mente le abitudini e i gusti dei suoi cittadini e turisti», è il commento di Davide Padoa.”

 

 

Gruppo CAP e Consorzio Est Ticino Villoresi insieme per il recupero dei canali contro il rischio idrogeologico, per fermare gli straripamenti e la falda troppo alta

pgt.jpg

(Tavola del Piano di Governo del Territorio – PGT – di Bollate – “Componente geologica, idrogeologica e sismica_ sintesi degli elementi conoscitivi”  )

Dando seguito a quanto già scritto in merito al problema dell’innalzamento della falda acquifera e delle vasche di laminazione del fiume Seveso, previste a Senago, al confine di Bollate,  segnaliamo la lettura di questo interessante comunicato del gruppo CAP , realtà industriale che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Milano, Monza  e Brianza,Varese, Como e il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi , del 27/11/2015. Il comunicato è stato ripreso  in un articolo odierno di “Avvenire”. Noi lo abbiamo recuperato in rete e ve lo riproponiamo integralmente.

COMUNICATO STAMPA  – Gruppo CAP e Consorzio Est Ticino Villoresi insieme per il recupero dei canali contro il rischio idrogeologico

<< In collaborazione con l’Università Statale di Milano parte il progetto pilota,  una  progettazione innovativa per il recupero del reticolo idrico minore

 Oltre un milione di euro per avviare il recupero del reticolo idrico minore in buona parte costruito e progettato nel medioevo, per smaltire l’eccesso di acque meteoriche e l’innalzamento della falda che crea numerosi problemi nelle nostre città. E’ questo il contenuto del progetto di Gruppo CAP e Consorzio Est Ticino Villoresi (ETVilloresi), che hanno avviato la prima fase di studio coordinato dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano. Il progetto si pone l’ambizioso obiettivo di riattivare per la raccolta delle acque di pioggia, di falda e di scambio geo termico in eccesso, il sistema di rogge, canali e fontanili del reticolo idrico minore la cui costruzione risale a più di otto secoli fa. Molte sono le città, infatti, a partire da quella metropolitana di Milano, che a ogni fenomeno di pioggia intensa vedono allagarsi i propri quartieri. La causa principale è la diffusa cementificazione e impermeabilizzazione del suolo e delle aree fluviali. L’acqua non può più essere smaltita solo con l’implementazione di strutture come le vasche volano, ma è necessario gestirla in forma ambientalmente integrata anche per un possibile, ecologico ed efficace reimpiego.  

Gruppo CAP, con un investimento di un milione di euro, riporterà alla luce un ambiente perduto: insieme al Consorzio ETVilloresi e grazie a uno studio del reticolo idrico condotto dall’Università di Milano recupererà quanto già i cistercensi avevano fatto con le marcite e i canali di irrigazione per far defluire le acque in eccesso, evitando per quanto possibile gli effetti rovinosi delle bombe d’acqua, e sfruttare l’acqua in eccesso in agricoltura. Si tratta di un percorso di prevenzione che mette in campo soluzioni progettuali innovative di ingegneria idraulica e ambientale. Le acque raccolte saranno così convogliate in polmoni di fitodepurazione e poi utilizzate nel settore agricolo.

“Gruppo CAP, in qualità di gestore del servizio idrico, afferma da tempo di essere pronta ad occuparsi delle acque meteoriche, la cui gestione oggi è parcellizzata fra troppi enti diversi, e grazie questo progetto diventa protagonista nella complessa dimensione idraulica del territorio – ha affermato Alessandro Russo Presidente di Gruppo CAP -.  Oggi la sfida è quella di governare i processi di trasformazione urbana progettando un’infrastruttura idrica intelligente e diffusa dove non basta ‘contenere’ le acque attraverso la proliferazione di vasche e bacini artificiali ma serve introdurre i concetti di resilienza idrica nei criteri di progettazione ed esecuzione di edifici e quartieri. Sono necessarie soluzioni innovative per una gestione smart dell’acqua, come quelle messe a punto dalla Città di Essen, Green Capital Europea 2017, aumentando la sicurezza a tutto beneficio dei cittadini rispetto ai rischi connessi ai fenomeni climatici estremi”.

La gestione delle acque meteoriche è un tema che riguarda l’intero sistema idraulico del Paese che deve fare i conti con l’aumento, rispetto a trent’anni fa, della frequenza degli eventi climatici estremi: nove volte più frequenti negli ultimi dieci anni. Attualmente sui nostri territori non esiste una gestione separata delle acque di pioggia che confluiscono, come le acque provenienti da condizionatori domestici e di grandi complessi, in fognature e depuratori progettati per gestire le acque di scarico domestico e industriale. L’eccesso di acque meteoriche all’interno dei depuratori rende meno efficiente la depurazione e, raggiunto il limite di contenimento, diventa inevitabile che esse si riversino direttamente nei corpi idrici superficiali (fiumi, canali, rogge…) Gli eccessivi interventi dell’uomo sull’ambiente hanno, da un lato determinato una manomissione dei tanti piccoli canali progettati in epoca medievale e rinascimentale mentre, dall’altro, hanno impermeabilizzato con asfalto e cemento grandi porzioni di terreno rendendo impossibile l’assorbimento dell’acqua. Questo, sommandosi all’innalzamento della falda, è causa di allagamenti di cantine, box, tunnel e metropolitane e porta a una situazione di continua emergenza.

“Siamo molto soddisfatti dell’accordo sottoscritto che permetterà al Consorzio Est Ticino Villoresi e al Gruppo CAP di lavorare in sinergia per un utilizzo intelligente del reticolo idrico superficiale – ha dichiarato Alessandro Folli Presidente del Consorzio ETVilloresi -. In qualità di autorità idraulica per la rete gestita nel proprio comprensorio, ETVilloresi saprà garantire conoscenze, esperienze e professionalità per effettuare gli adeguati approfondimenti tecnico-scientifici. Il recupero e il miglioramento della funzionalità idraulica dei canali gestiti, anche attraverso l’immissione di acque esterne compatibili con gli usi irrigui, rappresentano senza dubbio modalità efficaci di tutela territoriale. I Consorzi di bonifica possono fare la differenza nella lotta contro il rischio idrogeologico e accordi, come quello appena siglato con il gruppo CAP, non possono che potenziare il contributi apportato sul fronte della salvaguardia dei nostri territori, sempre più messi a dura prova da fenomeni meteorologici particolarmente intensi e frequenti – ha sottolineato Folli”.

Il primo progetto pilota riguarderà il fontanile Briocco, sul territorio di Rho, che verrà recuperato, collegato ai successivi tratti del reticolo idrico e dove saranno convogliate le acque di pompaggio di falda di un grande parcheggio interrato e le acque di scambio termico del condizionamento di un cineteatro.

L’utilizzo del reticolo idrico minore per intercettare le acque di pioggia è una delle 21 azioni messe in campo da CAP con il programma CAP 21 per rispondere alle questioni aperte da Cop 21, la Conferenza sul clima che si terrà tra qualche giorno a Parigi. I 21  impegni di sostenibilità si riassumono in sette grandi aree di intervento: #Acquadabere, #Acquadarecuperare, #acquadavalorizzare, #Acquadacostruire, #Acquadarisparmiare, #Acquadainnovare e #Acquadasostenere >>

Il dopo Expo: aggiornamento

Tecnopolo, piano al rush finale

<<Entro la fine di febbraio saranno presentati il piano scientifico e finanziario dello “Human Technopole”, il parco scientifico sulla qualità della vita che sorgerà su input del governo nell’area dove si è svolto Expo. Ecco a che punto è il progetto. L’articolo del Sole 24 Ore >>

Noi, nel frattempo,  continuiamo a pensarla così … https://cittadinibollatesisolidali.com/2015/12/06/si-comincia-finalmente-a-parlare-del-dopo-expo-2/

 

Si comincia finalmente a parlare del “dopo Expo”

Venerdì 27 novembre si è svolta a Rho un’assemblea pubblica con la partecipazione del Ministro Martina, dei rettori delle Università Statale e Politecnico e del Sindaco della città ospitante; qualche giorno prima, si era tenuta una conferenza stampa promossa dal presidente di “Distretto 33”, dal presidente di AIL – associazione imprenditori lombardi – e dalla parlamentare della nostra città. Entrambe le iniziative seguono la presentazione del progetto effettuata dal Governo,  la cui volontà è di trasformare il sito che ha ospitato Expo in un polo universitario e di ricerca. Le risorse che il Governo mette a disposizione per dar vita alla sua idea, ad oggi, ammontano a 50 milioni di euro e francamente ci sembrano piuttosto scarse. Del resto il messaggio è stato chiaro: il pubblico non dispone delle risorse necessarie per gestire la totalità dell’intervento e quindi si renderà necessaria una forte partecipazione del privato.

Evidentemente si tratta ancora di un progetto in embrione, ma non per questo dobbiamo sottovalutarne le potenzialità che si presentano per il nostro territorio in termini di ricadute positive, sviluppo e cambiamento. Se gestito in maniera appropriata, il progetto esposto infatti potrebbe modificare radicalmente il futuro economico e sociale del nostro territorio. Per raggiungere questo importante obiettivo però è necessario che siano coinvolti, in qualità di attori attivi, oltre Milano e Rho (città sul cui territorio sorge il sito in cui si è tenuta Expo), anche i comuni limitrofi come il nostro, con le loro amministrazioni, imprese ed associazioni imprenditoriali. E’ necessario altresì che questi ultimi dimostrino di avere, già pronte, idee chiare, capacità e competenze per poterlo pretendere.

Pensiamo sia utile per Bollate, e per i comuni della nostra zona, il dare ulteriore impulso ad un approccio ispirato alla cultura dell’accoglienza ed ai canoni di “Città Metropolitana”, cioè ad un progetto d’uso del territorio su area vasta. Tale infatti sarà la dimensione del riflesso proiettato dagli interventi di riuso ipotizzati per l’area ex Expo.

La nostra città ed i comuni a noi limitrofi possono vantare una vasta disponibilità di aree dismesse ed un cospicuo patrimonio di edifici rurali esistenti in disuso e da recuperare. Edifici che, per la tecnica costruttiva tradizionale con cui sono stati realizzati e per tipologia, non penetrano in profondità nel terreno per più livelli, se non per qualche metro di fondazioni, e che, proprio per questa loro peculiarità, non andrebbero ad impattare con il già noto ed attuale problema dell’innalzamento della falda acquifera della nostra zona. Pensiamo agli edifici di valore storico e architettonico che caratterizzano il borgo di Castellazzo e la sua splendida villa, ma anche ai tanti edifici di archeologia industriale (fornaci e vecchie fabbriche ormai in disuso ed abbandonate a sé stesse) e, perché no, magari anche al vecchio ospedale di Garbagnate Milanese.

Riutilizzato per dare ospitalità a decine di migliaia di studenti fuori sede e che popoleranno il sito di Expo, questo insieme di edifici costituisce un patrimonio edilizio esistente che, doverosamente rispettato nei suoi caratteri architettonici originari e sapientemente recuperato dal punto di vista funzionale, potrebbe prestarsi ottimamente per la realizzazione di alloggi e spazi comuni (sale studio, bar, ristoranti, laboratori, atelier artistici …), finanche divenire utile come ulteriore infrastruttura universitaria (pensiamo alla villa Arconati di Castellazzo), dando notevole impulso al lavoro e all’indotto locale, rendendo il territorio bollatese e quello dei comuni a noi limitrofi, nel loro insieme, una delle più ricche aree d’Italia, se non d’Europa, sia dal punto di vista economico che culturale.

A ribadire la portata di questo possibile investimento, ricordiamo che tale patrimonio edilizio dista solo qualche chilometro dal sito di Expo ed è per lo più collocato nello splendido scenario naturalistico del Parco delle Groane, arricchito dalle recenti “vie acqua” e da una fitta dotazione di piste ciclabili che, implementate in occasione del recente evento internazionale, consentirebbero, qui sì, di non dover ricorrere necessariamente all’uso dell’auto. Ovvio che un potenziamento dei collegamenti tramite trasporti pubblici, oltre che di aree di interscambio, sarebbero necessari oltre che auspicabili.

Questi insediamenti, finalmente recuperati all’uso sostenibile, potrebbero svolgere un’ importante funzione di presidio del territorio, anche in termini di sicurezza, e rappresentare una grande occasione, forse irripetibile,  per contenere davvero “il consumo di suolo”, non solo a generici proclami elettorali, evitando così ulteriori ed inutili espansioni urbanistiche e nuovi insediamenti edilizi.

Cittadini Bollatesi Solidali

11377368_1638118399742565_691651655775980839_n

1978692_10152703637423942_1644191812_n
Fonte: Parco delle Groane

castell1

Fonte: Parco delle Groane

 

castell2

Fonte: Parco delle Groane

 

11796292_873858266028632_2464229595855194905_nFonte: Parco delle Groane

 

dibisceglie10292531_10203606984231232_3806293649406719150_nuboldi18903_10153901679203942_7961430734619343240_n10420070_10152924909058942_5254669088886005254_n10645313_10153215735228942_5073069759201394392_noscarborghetti10577006_10153209920693942_6197647965038673862_n12107919_144215772600050_1130254483416921063_n

11088332_869575223089058_7829574175937605536_n
Fonte: profilo Facebook “Bollate in foto”. 
20908_10204140345850683_8881070286670150212_nFoto di Franco Busato. 
11121793_10204140351410822_2878072998974185985_nFoto di Franco Busato. 
11102857_10204140348250743_7856918968089661107_nFoto di Franco Busato. 
603811_10204140350450798_7852507099580051594_nFoto di Franco Busato
11074322_10204140346170691_3997370748656062110_nFoto di Franco Busato
10410236_10204140348730755_6389596806133448757_nFoto di Franco Busato11070480_869569796422934_8342193351202270465_nFonte: profilo Facebook “Bollate in foto”11129_869574679755779_1031509237063909831_nFonte: profilo Facebook “Bollate in foto”11102669_10204140349450773_8169988065222200302_nFoto di Franco Busato10451782_10204140347330720_2652371749862926694_nFoto di Franco Busato11130257_10204140347490724_7944681913436747155_nFoto di Franco Busato11059364_10204140349930785_4606311856852744259_nFoto di Franco Busato15565_10204140352010837_2010475820134157581_nFoto di Franco Busato
1960044_869569946422919_729528559885747461_n

Fonte: profilo Facebook “Bollate in foto”

 

11896178_10204949930889803_1436616672128694802_nFoto di Franco Busato
11083601_869570449756202_3228420958074557131_nFonte: profilo Facebook “Bollate in foto”11138153_10204140346810707_5809629438922473882_nFoto di Franco Busato11102707_10204140350930810_729739666910430785_nFoto di Franco Busato
1506890_10152669187963942_178291367_n
Fonte: CBS
10383967_10153322466808942_6100972936179267195_n
Fonte: CBS
10994175_775813959175136_4414725554880592023_n11112562_10203845839448610_4424309669018177625_nFonte: Parco delle Groane
10584059_10153266421623942_5186594104803907737_n
Fonte: CBS11924968_10204949925289663_411703349832708320_nFoto di Franco Busato
10003353_10152669187978942_1183677318_n
10295719_10152758135603942_8464368096621157961_n
Fonte: CBS
10153765_10152758136228942_4194532531247888444_n
Fonte: CBS
11709505_842960352460496_2069397669612172980_n
Fonte: Parco delle Groane
11235278_842842385796887_7947194081823550903_n
Fonte: Parco delle Groane
10930127_10203476510455616_4061841165614728871_n
Fonte: Parco delle Groane
11907182_10204949924809651_2548902651968775878_nFoto di Franco Busato
piste 1Foto di Franco Busato11866259_10204949906889203_822767026397528351_nFoto di Franco Busato
16984_10204949911369315_6490922295476021523_nFoto di Franco Busato

 

Emergenza idrica a Bollate e progetto di salvaguardia del bacino del Seveso

acqua.jpgCome sempre, da cittadini interessati e che vogliono informarsi per poter esprimere la proprie opinioni, abbiamo letto gli articoli di cronaca locale delle ultime settimane e vogliamo continuare a condividere le nostre considerazioni e perplessità, anche tramite la carta stampata, e che già da qualche mese potete ritrovare qui, nei post precedenti.

Bollate, come gli altri comuni della nostra zona, sta subendo grossi problemi in merito alla gestione della propria falda acquifera che ormai, innalzandosi sempre più rapidamente, sta interessando i primi livelli sotterranei di numerosi stabili. Cantine, box, taverne e magazzini sono già stati invasi dall’acqua e la situazione sembra progressivamente destinata a peggiorare.

I bollatesi conoscono bene questo problema e cosa significhi ritrovarsi con l’acqua in casa, dovendo armarsi, oltre che di stivaloni, anche di tanta pazienza per cercare di contenerla e ridurne gli effetti nefasti. Basti pensare alle alluvioni del passato, ben testimoniate dalle note fotografie dell’archivio storico locale, e anche esposte a lato dell’ingresso della sede del Comune in Piazza Aldo Moro, o alle più recenti alluvioni dei corsi d’acqua locali, verificatesi proprio un anno fa, per aver una riprova immediata.

Contemporaneamente a ciò,  sta avanzando il progetto di costruzione delle  vasche di laminazione del Seveso nel territorio del Comune di Senago. Si tratta, in sostanza, di scavare dei grossi buchi , lungo la via De Gasperi (a metà tra l’ Iper Dì e i primi capannoni artigianali senaghesi), che per larghezza e profondità, giusto per farne capire le dimensioni, potrebbero contenere 25 edifici uguali a quello grigio che ospita la sopracitata sede del Comune di Bollate. Enormi buchi che saranno realizzati, oltretutto, in pieno Parco delle Groane , sottraendogli territorio naturale, e che, attraverso il canale scolmatore, riceveranno le acque del Seveso nei periodi delle sue piene. Acque che non sono pulite come quella dei nostri fontanili e delle nostre risorgive che hanno rifornito le recenti “vie d’acqua di Expo” . E la cosa più importante è che, seppur impermeabilizzati, questi buchi saranno realizzati proprio sopra la falda acquifera bollatese non migliorandone di certo le condizioni.

Concordiamo infatti con chi ha affermato che “…è evidente a chiunque che vasche grandi come decine di campi di calcio non possono non avere infiltrazioni nel sottosuolo, per cui si rischia di immettere altra acqua nella falda proprio un chilometro a nord dell’abitato di Bollate andando a peggiorare [la]situazione…” (Piero Uboldi, pag. 31 de “il Notiziario” di venerdì 6 novembre 2015)

Del resto il livello di inquinamento delle  acque del Seveso non può – nemmeno implicitamente –  essere equiparato a quello dell’acqua “inquinata” della falda acquifera bollatese.

Dalle cronache giornalistiche più recenti poi, apprendiamo con piacere che l’amministrazione comunale bollatese ha finalmente preso in carico il problema dell’innalzamento della sua falda, facendosi capofila di una riunione che ha coinvolto i comuni del circondario e gli enti territoriali preposti. Rileviamo però che definire il problema come “epocale” sia un po’ riduttivo, dato che già il nome “Bollate” rimanda all’origine dei nostri luoghi come interessata da sempre dai fenomeni collegati al problema dell’emergere dell’acqua dal sottosuolo ( “Bollate- Un territorio e la sua storia” , a cura dell’ Amministrazione comunale di Bollate, 1985)

A testimoniare ulteriormente la consistenza del problema esistono anche appositi studi geologici che accompagnano il P.G.T. (Piano di Governo del Territorio) bollatese vigente, dai quali emerge che la nostra città è soggetta al “grado di vulnerabilità” più elevato per la metà del suo territorio, e che questo coincide in larga parte con il tessuto urbano consolidato che si estende dal parco Martin Luther King  alle frazioni .di Cassina Nuova e Cascina del Sole.

Sempre intorno al problema di come si potrebbe gestire l’innalzamento della falda, sul dove far defluire l’acqua di falda pompata dal sottosuolo, osserviamo il rimando alla condizione della rete fognaria locale, quando si afferma che “… perché ha una capienza limitata…” (cit. Francesco Vassallo, pag. 35 de “Il Notiziario” di Venerdì 13 Novembre 2015) e , quindi, non sarebbe in grado di riceverne le acque. Ci chiediamo se, per affermarlo, la si conosca finalmente bene, dato che solo fino ad un paio di anni fatti si ignorava l’esistenza di un tratto di fognatura proprio sotto il nuovissimo e contestatissimo Urban centre cittadino .  Non fosse così, o non lo si potesse confermare con certezza , ci chiediamo se con gli studi geologici ipotizzati in prima istanza per fronteggiare il problema della falda (e ai quali i cittadini dovranno poi rivolgersi) verranno ri-considerate dettagliatamente anche  le analisi relative alla nostra rete fognaria per conoscerla adeguatamente nella sua effettiva ramificazione e , più precisamente, a quanto ammonti la sua effettiva capienza ad oggi, rispetto al costruito attuale.

A tal proposito segnaliamo, tra i vari,  un importante studio che ha avuto  applicazione nel Comune di Padova. Il progetto “Rete fognaria smart”, sviluppato da AcegasApsAmga, tramite il quale potrebbe essere possibile avere “piena conoscenza della rete fognaria cittadina, in termini di esatta collocazione delle condotte e di caratteristiche tecniche di queste (portata, inclinazione, punti di interconnessione, ecc…)”

Non si sottovaluti e non si bypassi troppo velocemente questo ulteriore aspetto del problema iniziale perché, purtroppo, ormai è a tutti noto quanto le sempre più ricorrenti “bombe d’acqua” piovana e i conseguenti allagamenti superficiali stiano diventando sempre più pressanti. L’esatta conoscenza della rete fognaria, unita ad un’eventuale rivisitazione attuale delle scelte urbanistiche di trasformazione dei suoli da naturali e/o agricoli in edificabili, oltre che ad una più corretta “manutenzione” dell’esistente, potrebbero  diventare fattori strategici per controllare sia l’acqua di falda che proviene dal sottosuolo, sia quella che proviene dal cielo.

Ovvio che non vogliamo equiparare le possibilità del comune patavino con quelle della sola Bollate ma,  dato che il fenomeno interessa numerosi comuni della nostra zona,  pensiamo che un tipo di studio analogo possa essere supportato dall’impegno condiviso dei comuni interessati, almeno di  quelli presenti alla riunione citata dalle cronache giornalistiche.

Lo stato attuale dei fatti correlati al problema della falda e della rete fognaria ci suggerisce un’ ulteriore riflessione. Se la parte di città costruita sembra dover convivere con “un grosso problema”  di difficile soluzione, cosa succederà alle parti di città interessate da processi di trasformazione edilizia in atto e futuri? A chi si rivolgeranno i tecnici , gli operatori e i privati interessati nell’eventualità di ritrovarsi il problema dell’acqua in casa? Vogliamo ben sperare che gli strumenti in possesso da parte dell’amministrazione siano adeguatamente aggiornati, onde fronteggiare non solo eventuali problemi di chi la casa ce l’ha già , ma anche di chi vorrebbe investire sulle trasformazioni edilizie che si stanno prospettando nel nostro territorio.

Ritornando al problema delle vasche di laminazione sopracitate, vorremmo, in conclusione, condividere un’ultima riflessione. Il progetto, all’oggi, è già stato modificato più volte e ha comportato una successiva riduzione della profondità delle vasche stesse, ma la continua evoluzione della situazione necessita a nostro avviso di un’ ulteriore e ponderata valutazione tecnica e politica. Infatti, se da un lato vediamo il rischio di causare un disastro ecologico-ambientale con la realizzazione delle vasche dentro la falda, dall’altro, in alternativa, l’interruzione della realizzazione del progetto all’insorgere di eventuali problemi non adeguatamente controllati potrebbe causare sperpero di denaro pubblico.

A fronte di questa situazione in continua evoluzione, sollecitiamo quindi  un’ulteriore analisi da parte di tutti gli enti preposti e un maggiore coinvolgimento degli enti locali, così che si possano dare risposte chiare e compatibili con la realtà del territorio . In particolar modo invitiamo l’Amministrazione bollatese di centrosinistra, ma anche tutte le forze politiche della città, ad impegnarsi per un confronto pubblico con i cittadini e con le Istituzioni preposte al fine di trovare quelle soluzioni che ci possano permetter di scongiurare l’ennesimo incontrovertibile disastro ambientale.

 

Cittadini Bollatesi Solidali